Infanzia disossata di Federica Napolitano (E altre favole senza lieto fine)
Infanzia disossata di Federica Napolitano
(E altre favole senza lieto fine)
ACULEI EDIZIONI – Collana Rose – POESIA
Prefazione di Caterina Lazzarini
Come indicato tra parentesi nel titolo, questa raccolta di poesia in versi liberi prende spunto da antiche favole di tradizione europee rielaborate, come Hansel e Gretel dei Fratelli Grimm, Pollicino e Cappuccetto Rosso di Charles Pérault, I tre porcellini, fiaba popolare tramandata oralmente e infine Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll.
Proveniente dalla tradizione orale e rivolte sia agli adulti che ai bambini, le favole formano una narrazione che nutre l’immaginario e struttura l'inconscio collettive, influenzando le fondamenta di tutta la nostra culture. Con i loro vari livelli di lettura, servono a intrattenere ma costituiscono anche critiche sociale o avvertimenti.
Lo stile della raccolta è ricco di immagini, metafore, associazioni di idee dall’effetto inedito, prestandosi ad interpretazione suggestive.
Avvolte, l’autrice si esprime alla prima persona, tessendo un legame d’empatia che travolge il lettore, spostandolo dalla sua posizione di semplice spettatore.
Non sono poemi ispirati a favole per addormentarsi sereni o per fare dei bei sogni, piuttosto un invito a superare il preconcetto che rappresenta l’infanzia come il luogo della spensieratezza. L'innocenza che caratterizza l’infanzia si accompagna anche di una profonda vulnerabilità.
“Non piangere morbida essenza, / verrai divorato nello schianto / dal boato dei tuoni.”
A certi versi evocando la guerra si sovrappongono visioni che vediamo quotidianamente sui media. Bambini tra le macerie, sotto la minaccia delle bombe, eppure che corrono, giocano, si divertono ancora, nonostante le ferite del corpo e del cuore, mossi da uno slancio vitale prorompente e che ci lascia, noi adulti, stupiti.
“Piovono paure da tutti i cieli.”
Ma nelle guerre fatte dagli adulti, sono sempre loro le prime vittime, i più piccoli, quelli che si dovrebbe invece proteggere. Da grandi dovranno fare i conti con traumi di ogni genere, rimarranno con il corpo e l’anima squarciati dal di dentro. Dovranno imparare ad accoglierlo, abbracciarlo, consolarlo, quel loro bambino interiore.
“nel selciato di queste rime d’ossa / che appartengono ancora al mio buio bambino.”
Fin dai tempi antichi, i bambini erano considerate come esseri inferiori, spesso sottomessi all'autoritarismo spietato del padre e a violenze inaudite. Matrimoni precoci, sfruttamento minorile, maltrattamento fisico istituzionalizzato erano il loro ordinario vissuto.
“Sento l’ululato di vetro del tiranno / che rigurgita le vite ancora calde.”
Tutt'oggi, mettiamo loro armi pesanti sulle spalle, li mandiamo come carne da sacrificio per le nostre guerre, li spingiamo con forza dentro dei buchi stretti nel ventre buio della terra per grattare via il cobalto e approvvigionare i nostri smartphone o altri articoli di alta tecnologia ed alta disumanità.
Tutt’oggi, molti, troppi, sono maltrattati. Al riparo dei muri fortificati delle famiglie, delle sacristie, di tutti quei luoghi dove nessun grido esce, vengono picchiati, torturati, abusati o abbandonati a terrori notturni e diurni, consegnati alla strega del capitalismo patriarcale, vittime della sua sete di dominazione, della sua avidità di tutto possedere, di tutto trasformare in sporco guadagno.
No, le poesie di Federica Napolitani non sono fatte per rassicurarci. Sono delle grida fatte per risuonare nelle coscienze, dei colpi di gomito nello stomaco delle emozioni.
E tutto questo irrompe attraverso le righe, esplode attraverso le parole, annerisce ogni lettera.
“Ho lacrime grevi gettate alla rabbia violente.”
Con la sua raccolta, Federica Napolitano ha avuto il coraggio di affrontare questi demoni.
“Mi morde il petto il volto vuoto di una madre sorda.”
Questi demoni appartengono all’intera umanità. “Infanzia disossata” è un appello a proteggere la fragilità dei più deboli, ad ascoltarli e a non lasciarli abbandonati a se stessi, a non lasciare che l’umanità rimanga sorda ai loro pianti disperati.
“I bimbi sono piume che volano con gli aquiloni.”
Nadine Léon, autrice.

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